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Funky

Il Funky, a differenza del comune sentire fu un termine utilizzato per la prima volta negli anni cinquanta, soprattutto nel jazz. Con il termine si indicava un approccio musicale stilisticamente più libero rispetto alle correnti precedenti, che avevano permeato il jazz sino ad allora. Un approccio musicale caratterizzato da riff ripetitivi e ritmicamente incalzanti. Di li a poco il termine Funky fu utilizzato anche in altri generi musicali come il soul e l’R&B. L’aggettivo Funky nello slang AfroAmericano, indicava generalmente “Cattivo Odore“. Un odore molto simile a quello che emana il corpo in fase di eccitazione. Per questa ragione la flessione dell’aggettivo spesso indicò anche l’essere: sexy, attraente e autentico. L’approccio armonico era molto spesso svilito da una ritmica frenetica ma composta allo stesso tempo. Si suonavano pochi accordi e l’approccio solistico era per lo più modale.

In realtà nel periodo che va dal 1966 al 1970 è difficile delineare con precisione le origini del Funky. Diventa ancora più difficile distinguerlo dal Jazz Rock e dalla Fusion. Infatti ritmiche e Funky Groove, molto spesso erano alla base di formazioni definitesi Fusion e Rock. Il Funky corrisponde anche ad un periodo di trasformazione degli stessi musicisti. Questi infatti iniziano a sperimentare nuove sonorità, frutto non tanto di una ricerca armonica quanto di una ricerca stilistico-sonora, legata all’introduzione di strumenti elettronici.

Era un periodo in cui la musica nera riuscì ad esprimere il massimo della propria disapprovazione nei confronti dell’ordine costituito Statunitense. Tutto ciò era anche riflesso delle problematiche socio-economiche che colpirono il sud Africa sul finire degli anni sessanta.

Il Funky e le sue origini discografiche

Come avete visto, definire storicamente le origini del Funky è abbastanza difficoltoso. Tutto però, diventa più semplice nel momento in cui si ricerca l’origine discografica di questo genere musicale.  Di sicuro l’indiscussa origine discografica del Funky corrisponde all’anno 1966 quando fu inciso “I Feel Good” di James Brown. Fu questo il momento dal quale il termine iniziò ad essere utilizzato più spesso e con più marcata prepotenza.

Fu nel bel mezzo degli anni settanta che il Funky fu travolto da un ondata innovativa, grazie a musicisti come George Clinton, fondatore prima dei Parliament e poi dei Funkadelic. Furono questi gli anni in cui si delinearono i tratti salienti di questo genere. Linee di basso ripetitive, riff di chitarra secchi e taglienti. Una ricca sezione fiati non mancò mai. Trombe, sassofoni e tromboni a cui non era più delegato il solo aspetto solistico, ma soprattutto il compito di amalgamare il suono di un’ intera band.

Alla fine degli anni 60 il Funky ebbe un significato particolare anche nel jazz, indicando quelle incisioni contaminate dal Funk e dal Blues. I musicisti che rappresentano al meglio questo periodo furono: Horace Silver, Blue Mitchell e Lee Morgan. Più in generale nel jazz si indicò uno stile influenzato dal Funk anni 70 e dal Rock. Fu questo il momento in cui nacque la corrente JazzFunk, di cui furono massima espressione: Miles Davis, Herbie Hancock, Billy Cobham, George Duke, George Benson, Stanley Clarke, Freddy Hubbard e un giovanissimo John Scofield. Molti di loro hanno sconfinato anche nel Jazz Rock e nella Fusion, ma di questo riteniamo opportuno parlarne in un altra sede.

Tra gli anni 70 e gli anni 80 il Funky si è mescolato gradualmente con la musica disco. Una fusione concretizzatasi in famosissime formazioni musicali come i Jakson Five, gli Eath Wind & Fire o i Kool and The Gang. Il funky gioca anche un altro ruolo molto importante nel corso degli anni 80, quando l’influenza sul jazz è cosi profonda che musicisti come Jamiroquai o Incognito segnano l’inizio di una nuova corrente l’ Acid Jazz.