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Dopo alcuni mesi, torniamo a parlare di una band musicale che sta ancora lavorando molto in sala prove e in studio di registrazione. Una formazione laboriosa che ha già registrato audio e video di sei brani musicali, di cui quattro inediti. E sono altre le composizioni terminate e ancora in procinto di essere registrate.

Nell’attesa di un imminente ingresso in studio di registrazione torniamo a fare quattro chiacchiere con un altro componente degli OffLine. Oggi vi parliamo del percussionista Gerardo Palumbo, musicista e artigiano, che questa sera risponderà ad alcune domande per noi, nel salotto di Harlem Rhythms.

Iniziamo a conoscerlo.

Gerardo Palumbo, percussionista e artigiano

Buonasera Gerardo, il format è sempre lo stesso e le domande sono sempre tante. Ma nella Pirandelliana maniera, perché non andare a ritroso e partire da chi è Gerardo Palumbo, percussionista, artigiano e amante della vita rurale.

Quando hai composto il tuo primo brano e come si chiamava?

G: Nel 2013 ho scritto le mie prime semplici idee che il Maestro Bruno Salicone ha reso dei veri brani. Il primo si chiama Modesta Ispirazione.

Quale tra i tuoi brani ti rappresenta meglio?

G: “LLegando al Rey” sicuramente è una delle mie composizioni a cui più tengo. È una composizione che racconta il viaggio e le avversità di un uomo qualunque nel tentare di ritrovarsi innanzi al proprio Re. Re che è rappresentato da Shangò divinità della Santeria Cubana.

C’è un brano scritto da altri che meglio ti rappresenta?

G: Altra domanda difficile, ma posso dire che molte composizioni del Maestro Alfonso Deidda mi hanno veramente emozionato. Lui è sicuramente uno dei compositori che preferisco in assoluto.

Gerardo Palumbo: dalla musica a Tambor

Quando ti sei avvicinato al mondo della musica e come?

G: Ho iniziato studiando da piccino il piano, ma solo nel periodo del catechismo quando andavo a lezione di chitarra ci fu la svolta.

Qual è stato il tuo primissimo strumento musicale e perché, poi, hai scelto le percussioni etniche?

G: Il mio primo strumento è stata una Bontempi, poi una chitarra. Grazie a quest’ultima scoprii Santana e il famoso Live in Mexico. Dopo l’assolo di Raul Rekow e Carl Peraza non avevo più dubbi.

Qual è la percussione che preferisci? E Perché?

G: Sicuramente le congas ed i tamburi batà. Le congas perché sono state il primo amore vero. I batà perché hanno contribuito alla mia rinascita spirituale.

Sei titolare di Tambor, la tua personale impresa di produzione di percussioni artigianali. Dove e come hai imparato a costruirle?

G: Ho imparato in Italia, perché non potevo permettermi cajon costruiti da artigiani. Quindi, avendo un po’ di capacità nel fai da te ed un posto favorevole ho iniziato a sperimentare. Boom altro amore!

Nella realizzazione di uno strumento a percussione qual è la parte che preferisci? E quali sono le altre?

G: Di sicuro la progettazione è una fase stimolante, dove tutte le idee devono confluire nella fattibilità oggettiva. I processi a seguire sono tutti belli, emozionanti e illuminanti. Un’idea prende forma e tu contribuisci insieme ad altre persone straordinarie nella realizzazione. Poi, ad un certo punto, arriva il momento di provarlo ed è magia. Concludo dicendo che ogni fase ha le sue gioie e dolori ma, in linea di massima, la parte migliore è la realizzazione, appunto.

Quando crei uno strumento musicale cosa provi?

G: Ispirazione, speranza, gioia, soddisfazione, pacatezza, serenità, amore.

E quando crei musica?

G: Guarda potrei dire la stessa cosa. La musica però è sicuramente qualcosa di ancor più intimo. Infatti, mi riterrei più musicista che artigiano.

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Gerardo Palumbo e gli OffLine

Raccontaci come hai conosciuto gli altri membri degli OffLine.

G: Tutti i membri degli OffLine li ho conosciuti nei miei 19 anni di attività, in vari progetti musicali e nella vita quotidiana. Mirko è stata la felice scoperta del 2018. E pensare che è del mio stesso paesello [Campagna, ndA]!

Quante volte hai registrato in studio? Rispetto alle altre volte, questa come l’hai vissuta?

G: Come percussionista ho registrato 3 o 4 album e una cinquantina di produzioni e posso dirti che con gli OffLine ho provato sensazioni diverse. Ha totalmente vinto la musica senza stress, né tensione da sala di registrazione. Merito anche del duro lavoro che ti aiuta a sentirti sicuro e, quindi, a pensare nell’unico scopo importante: creare musica sincera.

Come nasce una canzone degli OffLine?

G: I brani del primo album che uscirà a breve sono quasi tutte composizioni di Mirko ripassate al setaccio e rigenerate da un nuovo sound. Ma stiamo già lavorando alla creazione di brani in italiano scritti da tutta la band, affinché possa essere e diventare un prodotto autentico OffLine.

Quali sono le tue principali influenze musicali?

G: Senza dubbio il Folklore AfroCubano.

In che modo riesci a fondere lo stile OffLine con il tuo?

G: Tutto ciò che riguarda Cuba ha un background musicale e ritmico talmente ampio da avere la facoltà di fondersi perfettamente con tantissimi stili. Infatti, se noti nel funky, nel jazz o nel pop le percussioni più usate sono proprio quelle autoctone cubane. Ad esempio, bongò, timbales, congas, campane etc.
Quindi, devo dire che il merito è dell’Afrocuban non mio!

Noi ringraziamo e salutiamo Gerardo Palumbo, percussionista degli OffLine e ci prepariamo con una nuova intervista.

Indovinate chi sarà il prossimo?